Principali Attrazioni di Palermo 

 

Cattedrale di Palermo

 

La Cattedrale di Palermo, dedicata a Maria Santissima Vergine Assunta, sorge in un’area a ridosso delle antiche mura punico-romane che chiudevano il luogo del primo insediamento fenicio.

 

Trasformata in moschea del venerdì al tempo della dominazione islamica, la basilica fu restituita al culto cristiano nel 1072 da Roberto e Ruggero d’Altavilla.

 

All’arcivescovo Gualtiero si deve la ricostruzione dell’edificio normanno, collocata dagli studiosi tra il 1169 – anno dell’elezione di Gualtiero ad arcivescovo – ed il 1185, anno della consacrazione della chiesa. L’edificio ha un impianto basilicale a tre navate sul quale s’innesta un ampio santuario, costituito da un transetto sporgente e triabsidato, ampliato da una spaziosa campata antistante. All’esterno, il fianco meridionale della costruzione si distingue per l'ampio portico in stile gotico-catalano eretto intorno al 1465. La facciata sud-occidentale, che guarda l'arcivescovado, risale ai secoli XIV-XV, mentre il gruppo di campanili in stile neogotico svettanti sopra la torre campanaria, sono stati realizzati tra il 1840 e il 1844 secondo le linee architettoniche e le decorazioni delle torri angolari del Duomo, realizzate nel secolo XIV. Il sistema decorativo a tarsie laviche con motivi ornamentali di gusto islamico che ricopre i muri esterni della cattedrale e le absidi è in buona parte quello originale del XII secolo. La chiesa risulta oggi divisa in tre navate da pilastri che sostengono volte a botte, e presenta una cupola nel punto di incrocio tra il transetto e la navata centrale, realizzata a seguito degli estesi rifacimenti operati nell’edificio dal regio architetto Ferdinando Fuga tra il 1781 e il 1801. Nelle prime due cappelle della navata meridionale si trovano le tombe degli imperatori e dei reali normanno-svevi di Sicilia: Costanza II d’Aragona, moglie di Federico II; Enrico VI; Federico II; Pietro II d’Aragona; Ruggero II. Alcuni ambienti dietro il lato destro del transetto ospitano dal 2006 il Tesoro della Cattedrale dove si conserva, tra le altre opere di valore, la corona di Costanza d'Aragona, splendido esempio di gioielleria medievale con smalti, ricami, gemme e perle. Dal lato sinistro della cattedrale si accede alla cripta, secondo alcuni studiosi risalente al sec. VI e successivamente modificata dai normanni, quando costruirono il nuovo tempio. Divisa in due navate con volte a crociera sostenute da quattordici colonne, quasi tutte in granito egizio, in questo luogo si conservano 23 tombe di età romana e medievale che ospitano, nella maggior parte, le spoglie degli arcivescovi della cattedrale.

Palazzo Steri di Palermo

Palazzo Chiaramonte, noto come lo “Steri”, è uno dei luoghi simbolo della città di Palermo.

Racchiude sette secoli di arte e di storia della Sicilia ed è il primo esempio del nuovo stile architettonico che si affacciava in Sicilia all’inizio del ‘300, lo stile, detto appunto chiaramontano. Elegante e solenne il palazzo è arricchito da splendidi colonnati e bellissime bifore e trifore.

Risalente al 1320, fu dimora di Manfredi I Chiaramonte, conte dell’immenso e potente feudo di Modica. Tra il 1468 e il 1517 ospitò i viceré spagnoli e tra 1601 e il 1782 fu sede del Tribunale dell’Inquisizione, periodo in cui il palazzo venne adattato al suo ruolo con la costruzione delle carceri e delle celle torture al piano inferiore del palazzo.

Dopo essere stato sede del Tribunale e della Dogana, una lunga stagione di abbandono e abusi edilizi, restaurato negli anni settanta dagli architetti Carlo Scarpa e Roberto Calandra, è oggi sede del Rettorato degli Università degli Studi di Palermo.

La sala “terrana” o delle Armi, uno dei gioielli del Palazzo, rappresenta uno degli ambienti principali della originaria residenza chiaramontana, probabilmente, al tempo, destinata a pubbliche udienze. La sua trasformazione iniziò quando l’originario ingresso venne nascosto dallo scalone conquecentesco. Ulteriormente e pesantemente rimaneggiata all’epoca del Sant’Uffizio (vengono realizzate celle piccolissime distribuite su tre livelli), fu destinata a carcere dell’Inquisizione. Traccia, oggi, ne sono le pitture parietali ancora oggi visibili. Il ritorno alla disposizione originaria si deve al restauro del 1970, sempre su progetto di Calandra e Scarpa.

Ai piani superiori si trovano due grandi sale: al primo piano è la Sala Magna o dei Baroni, ornata da un prezioso soffitto ligneo che rappresenta, con le sue decorazioni, una fantastica sequenza di scene raccontate con vivacità nelle dimensioni delle travi in legno che, nel loro avvicendarsi, costituiscono un ciclo narrativo continuo, un vero e proprio trattato di storia medievale. La sala, per volontà dell’autore stesso, accoglie inoltre il celebre dipinto di Renato Guttuso, La Vucciria. Al secondo piano, la Sala delle Capriate, recentemente restaurata, il cui prestigioso ambiente era adibito a cerimonie, è contraddistinta dalle splendide trifore parietali, attualmente accoglie alcuni dipinti settecenteschi provenienti dalla Galleria Interdisciplinare Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis.

 

Cappella Palatina a Palermo

La Cappella Palatina, fatta edificare da Ruggero II, venne consacrata nel 1140.

 

Nel suo complesso rappresenta la massima espressione del sincretismo culturale che distinse l’epoca ruggeriana, e uno dei monumenti medievali meglio preservati tanto nella parte architettonica quanto in quella decorativa. L’edificio si compone di un presbiterio rialzato a pianta centrale e di un corpo longitudinale a tre navate: il primo è contraddistinto da tre absidi e da una cupola su base quadrata di ascendenza bizantina, mentre il secondo si distingue per la presenza di archi acuti su alti piedritti, sorretti da colonne e capitelli di spoglio. Conserva al suo interno generi diversi per origine e cultura figurativa – islamica, bizantina, occidentale – che fanno della Cappella l’esempio più rappresentativo delle arti mediterranee nell’ambito della Sicilia normanna. Si conservano quasi inalterati la straordinaria decorazione marmorea in opus sectile dei pavimenti e delle pareti, straordinaria per l’abbondanza dei porfidi, i mosaici bizantini del presbiterio (datati al regno di Ruggero II) e delle navate (datati invece al regno di Guglielmo I e a quello di Guglielmo II), le pitture islamiche dei soffitti lignei. Unica nel suo genere è la straordinaria macchina lignea a muqarnas, poligoni stellati e cupolette della navata centrale, le cui decorazioni dipinte costituiscono il più vasto complesso di pittura islamica di età medievale che si sia conservato. In uno spazio attiguo all’edificio sacro sono custodite una serie di arredi e suppellettili, ostensori e reliquiari entrati in possesso del clero palatino nel corso dei secoli, costituenti quello che fu, sin dall’epoca medievale, il Tesoro della Cappella Palatina, dove assumono particolare rilievo quindici cofanetti in avorio decorati e figurati, facenti parte di una classe di oggetti eburnei, molto caratteristici dell’età normanna di Sicilia, che la critica novecentesca ha definito ‘arabo-siculi’.

 

Palazzo Reale a Palermo

Il Palazzo Reale (secc. XI-XII) sorge nel nucleo più antico della città di Palermo, l’area dei primi stanziamenti punici, le cui tracce sono ancora oggi visibili nei sotterranei della fabbrica.

 

Ampiamente trasformato in età moderna, esso custodisce ancora al suo interno nuclei architettonici di epoca medievale che rappresentano originali e rare combinazioni di stile islamico e romanico, frutto dell’interazione e della convivenza tra diverse componenti culturali. Il Palazzo venne edificato per volere di Ruggero II all’indomani della sua elezione regale, avvenuta nel 1130. A lui si devono infatti la costruzione dei corpi di fabbrica più rappresentativi come la Torre Greca, di cui rimane parte della più tarda ricostruzione di età rinascimentale; della Torre Pisana, ancora esistente; della Joharia (dall'arabo al-jawhariyya, “l'ingioiellata”), nella quale ancora oggi è possibile ammirare la Sala dei Venti e la cosiddetta “Stanza di Ruggero”, con i suoi mosaici bizantini dell’età di Guglielmo I e di Guglielmo II, che costituiscono un rarissimo esempio di raffigurazione musiva bizantina di carattere profano. Per la ricercatezza delle decorazioni si ritiene che la Torre Pisana e la Joharia, che più presentano caratteri prevalentemente islamici, abbiano ospitato gli appartamenti dei sovrani normanni e gli ambienti per i momenti di svago e di rappresentanza. Il valore culturale del Palazzo Reale di Palermo, consiste anche nella sua continuità d’uso. Sede del più antico parlamento europeo e luogo del potere, il Palazzo ha mantenuto inalterate le sue funzioni di rappresentanza: oggi, infatti, è sede dell’Assemblea Regionale Siciliana.

 

Quattro Canti a Palermo

La Piazza, nota come Piazza Villena (o Vigliena), come Ottagono del Sole, come Teatro del Sole e come Teatro della Città, ma per tutti i palermitani è solo i Quattro Canti. La piazza è nata all’incrocio tra quelle che sono le due strade centrali di Palermo: da un lato Via Maqueda e dall’altro corso Vittorio Emanuele. Ne è nata una piazza ottagonale, impreziosita nel Seicento da sculture e decorazioni riportate sulle facciate dei quattro palazzi ai lati della piazza. 

 

Su ogni facciata ci sono quattro elementi principali: una fontana che rappresenta uno dei fiumi che attraversavano anticamente la città; un’allegoria che rappresenta una delle stagioni; la statua di uno dei re spagnoli e, in cima, la statua di una delle sante protettrici di Palermo, ciascuna posta a protezione di un mandamento. 

 

Dai Quattro Canti si aprono quattro mandamenti, i quartieri storici di Palermo, ciascuno protetto da una delle sante palermitane. C’è il mandamento dell’Albergheria, anche detto quartiere del Palazzo Reale, che conserva il nucleo più antico della città. C’è poi il mandamento del Capo, che ospita un mercato tradizionale da non perdere. Anche nel mandamento della Loggia (anche detto di Castellammare) c’è un mercato coloratissimo e caratteristico: quello di Vucciria. Il quarto mandamento è quello dei Tribunali, che spesso i palermitani chiamano con il nome arabo di Kalsa.

 

I Mercati Storici di Palermo

 

I mercati di Palermo rappresentano il luogo ideale per un autentico tuffo nel passato e nelle tradizioni più antiche del popolo palermitano.

 

Vi si arriva, fiancheggiando quartieri dismessi, palazzi in rovina carichi di memorie sempre più silenti, entrando in spazi segnati da porte diroccate (un tempo importanti segni di difesa della città), emblematici confini tra passato e presente, storia ed esistenza, o percorrendo strade e vicoli, ove a far da guida un intenso odore di mare. I quattro mercati più importanti e storici di Palermo sono: la Vucciria, il Capo ed infine quello assai antico di Ballarò, nel cuore della città.

La Vucciria è un piacevole miscuglio di voci, odori e rumori; un angolo della città dove il tempo sembra essersi fermato. E’ il mercato più antico e popolare di Palermo si estende in Piazza Caracciolo e dintorni, nasce come bottega della carne, una volta chiusa da arcate oggi completamente all'aperto in cui la merce (carni, pesce, frutta) viene esposta in tipiche bancarelle su apposite lastre di marmo chiamate "BALATE". Anticamente era chiamato la Bucciria grande, questo termine deriva da una parola francese, boucherie che significa macelleria, perché in epoca angioina vi sorgeva un macello, mentre oggi vi abbondano le carnezzerie. 

Fin dall'epoca araba fu, per la vicinanza dell'approdo della Cala (porto di origine fenicia, oggi non più esistente), residenza preferita di mercanti orientali,pisani, genovesi, veneziani, amalfitani ecc…Successivamente divenne un mercato per la vendita del pesce, della frutta e della verdura. Muovendosi all'interno del fitto intreccio di vicoli e piazzette del mercato della Vucciria si possono ritrovare tutti gli ingredienti della cucina siciliana; le coloratissime bancarelle traboccano di cassette di legno che, grazie ai colori della mercanzia, si trasformano in scrigni ricolmi dell'oro dei limoni, dell'argento delle sarde fresche e salate, del bronzo delle olive e del corallo dei pomodori essiccati. E cosa dire delle mille erbe aromatiche assolutamente indispensabili per la riuscita dei  piatti regionali più gustosi. Il variegato mondo dei pesci, poggiato su letti di ghiaccio tritato, è rappresentato da gamberi, orate, scorfani, tonni, pescespada, polpi, seppie e grossi calamari.

Il Mercato del Capo è un noto mercato di Palermo, quartiere popolarissimo, si formò in età musulmana, oltre il corso del Papireto, ed era abitato dagli Schiavoni, pirati commercianti di schiavi. Si estende lungo le via Carini e Beati Paoli, la via di S. Agostino e la via Cappuccinelle. Furono gli Agostiniani a popolare questa zona, poiché essi avevano la loro sede nel convento attiguo alla trecentesca chiesa di S. Agostino. Uno degli ingressi principali è quello di Porta Carini, nei cui pressi è il Palazzo di Giustizia. Uno stretto budello si allarga e si restringe tra le bancarelle che si proiettano dal di fuori in cui esse stesse nascono i putii, la gente lo rende impraticabile perché si sofferma ad osservare, pattuire, tastare e comprare. I venditori creano quella musica capace di penetrare con assordante cantilena in dialetto palermitano, dentro i padiglioni auricolari dei passanti, (abbanniare) invitando ad acquistare la loro merce. Fondamentalmente il mercato è sempre stato luogo particolare per la vendita della carne, anticamente nelle vicinanze esisteva il macello civico detto bocceria nuova per la macellazione di becchi e altri animali. Il variopinto pesce disteso sui banchi di ghiaccio è accostato amorosamente, illuminato da grandi lampade e bagnato in continuazione per esaltarne le qualità organolettiche, ma sono i pesci grandi quelli che contano: tonno e pesce spada. 

Ed infine il Mercato di Ballarò si estende da piazza Casa Professa ai bastioni di corso Tukory verso Porta Sant'Agata. Ballarò è il più antico mercato di Palermo, frequentato giornalmente da centinaia di persone di tutte le razze, animato dalle cosiddette abbanniate cioè i chiassosi richiami dei venditori che, con il loro caratteristico e colorito accento locale, cercano di attirare l'interesse dei passanti. Essendo aperto anche per tutto il pomeriggio, è visitato da coloro che stanno rincasando, cosicché vi si trovano venditori di cibi cotti, tipici della cucina palermitana, pronti da portare a casa, come cipolle bollite o al forno, panelle, cazzilli (crocchette di patate), verdure lesse, polipo e quarume (interiora di vitello). Si tratta di un quartiere tradizionale e popoloso,attualmente multiculturale. Diverse testimonianze scritte affermano che già nel X secolo esisteva un grande mercato nel rabad meridionale, compreso tra la moschea di’Ibn Siqlab e il Quartiere Nuovo, proprio nella zona dove oggi si trova quello di Ballarò. Il nome proviene dagli arabi, poiché in quella epoca, in India, c’era un principe chiamato Balhara e in questo mercato di cui stiamo parlando confluivano anche varie mercanzie e spezie provenenti dall’ India. Così si cominciò a chiamare Ballarò. È un mercato adibito alla vendita di frutta, ortaggi, verdure, carne e pesce, ma si trovano anche articoli di uso domestico per la cucina e pulizia della casa. Con le stesse caratteristiche dei mercati del Capo e della Vucciria, Ballarò è il mercato scelto per grande parte dai palermitani per fare la spesa. Al contrario degli altri mercati è il meno transitato dai turisti. 

Catacombe dei Cappuccini di Palermo

Le Catacombe di Palermo note come Catacombe dei Cappuccini, in realtà si trattava del “cimitero” creato dai frati nei sotterranei della Chiesa di Santa Maria della Pace. Questo complesso di grande interesse sorge nel quartiere Cuba, per la precisione in Via Pindemonte. Ancora oggi questo edificio sacro è custodito dai frati cappuccini.

I frati Cappuccini giunsero a Palermo nel 1534 e fu affidata loro una piccola cappella intitolata a Santa Maria della Pace. Alcuni anni dopo decisero di rifare completamente la chiesa ed aggiunsero il convento, ma intanto cominciò il rito della sepoltura al di sotto della chiesa, in una fossa comune dove venivano accatastati gli uni sugli altri i corpi dei frati.
Trascorsi gli anni decisero di riaprire la fossa comune per offrire una migliore sepoltura ai confratelli e con gran stupore nessun cattivo odore proveniva da tale luogo ed i corpi si ritrovarono integri, con tanto di capelli e barba. Tale fatto convinse i frati a creare una serie di stanze sotterranee dove imbalsamare e conservare al meglio il corpo dei confratelli. Di lì a pochi anni anche i nobili vollero essere mummificati per “sconfiggere” la morte e in tre secoli vennero collezionati oltre 8.000 corpi.

 

La visita alle Catacombe di Palermo comincia scendendo nei sotterranei della Chiesa: i corpi sono tutti sistemati seguendo una certa logica: da un lato ci sono tutte le donne, poi le vergini, i militari, una parte è riservata ai nobili, in una stanza ci sono tutti gli appartenenti ai ceti più bassi e così via. Lo straordinario stato di conservazione di questi corpi e dei loro abiti permette di fare un viaggio in tre secoli di storia, scrutando le mode dell’epoca. Si possono apprezzare delle divise di militari, gli stupendi abiti femminili, alcuni ancora con guanti, calze ricamate e stivaletti, i paramenti raffinati degli alti prelati. 

E’ possibile vedere anche la stanza dove i corpi venivano lasciati ad asciugarsi e in cui un cadavere si trova ancora sopra al colatoio. 
Col passare dei secoli la tecnica per far rimanere i corpi il più integro possibile si raffinò sempre più, arrivando al punto di utilizzare delle miscele chimiche per agevolare la mummificazione, che già avveniva in condizioni naturali. L’apice si raggiunse nel 1920 quando il professor Alfredo Salafia fece delle iniezioni di sostanze, per molti anni sconosciute, al piccolo corpo di Rosalia Lombardo, bimba morta all’età di due anni. Dopo quasi 100 anni il corpo è perfettamente conservato e dà l’idea che stia dormendo, tanto si è conservato bene.
Il viso appare ancora bello tondo e per nulla scarno, i capelli sono tutti perfettamente conservati... nulla fa pensare ad un corpo esanime, tant’è che è stata soprannominata “la bella addormentata”. 

 

Duomo di Monreale

Il Duomo di Monreale fu costruito nel 1174 da Guglielmo d’Altavilla sui fianchi scoscesi del Monte Caputo a dominare tutta la Conca d’Oro ed è oggi sede vescovile dell’arcidiocesi di Monreale. E' considerato uno dei più spettacolari templi della Cristianità, impreziosito al suo interno da straordinarie raffigurazioni bizantine realizzate in mosaico che lo rendono uno dei monumenti più importanti e ammirati al mondo.

 

I mosaici del Duomo di Monreale sono un’opera teologica (parlano di Dio) e teofanica (mostrano Dio). I mosaici, che impreziosiscono il Duomo di Monreale, costituiscono la più grande decorazione di questo genere in Italia (superiore anche a quella della Basilica di San Marco a Venezia) con 0,75 ettari di tessere di pietra ed almeno 100 milioni in vetro a formare una superficie complessiva di 6240 metri quadri, seconda al mondo per estensione solamente alla chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli. Nel Duomo di Monreale, alla raffigurazione biblica, segue l’annuncio dell’avvenimento di Cristo e, alla descrizione della verità rivelata, si accompagna la sua realizzazione nella vita dei santi, uomini come noi, in carne e ossa, perché la preoccupazione di insegnare il metodo cristiano precede quella di suscitare devozione.

 

La leggenda del Duomo di Monreale

Diversamente da Guglielmo I, Guglielmo II è passato alla storia con il soprannome il Buono. Questa fama fu costituita dalla meravigliosa costruzione architettonica del Duomo di Monreale.

La leggenda narra che re Guglielmo II era devotissimo alla Madonna e che la Madonna gli volle fare un miracolo. Infatti un giorno mentre era a caccia a Monreale, stanco dalle fatiche si addormentò sotto un albero di carrubo. Nel sonno gli apparve la Madonna che gli disse: “Nello stesso posto dove tu stai dormendo c’è nascosto un grande tesoro: scava e quando lo trovi costruisci in questo stesso luogo un tempio“; detto questo la Madonna scomparve.

Il buon re svegliatosi, ed impressionato dal sogno, chiamò i suoi uomini e ordinò di sradicare il carrubo. Fatta una buca profonda apparve veramente il tesoro, tanto che il re stesso rimase sbalordito.

Re Guglielmo fece chiamare i migliori architetti, i più esperti muratori e i più bravi mosaicisti “i mastri di l’oru” e subito si diede inizio ai lavori realizzando così una meraviglia architettonica: il Duomo di Monreale. I Siciliani furono entusiasti dell’eccezionale bellezza del Duomo di Monreale, tanto da promuovere ad “imperatore” il buon re Guglielmo.

 

 

Chiesa Immacolata Concezione di Palermo

Qui il barocco dà spettacolo!

A una Palermo tribolata dalla peste e alla devozione di una vedova rimanda la storia di questa chiesa, nel cuore del Mercato del Capo.

 

L’edificio faceva parte, assieme al monastero, del complesso benedettino voluto da Laura Imbarbara, rimasta sola dopo la morte del marito, don Sigismondo Ventimiglia (il suo sarcofago è tuttora custodito all’interno della chiesa), e senza figli. Fu realizzato nel 1576, dopo l’invocazione del popolo a Maria, affinché l’epidemia di peste smettesse di seminare morte. La facciata è semplice e severa. L’interno, invece, è un autentico gioiello del barocco palermitano: una spettacolare visione di marmi mischi, stucchi, dipinti, ferri forgiati e dorati, statue e colonne tortili in marmo rosso.

 

Tutto l’apparato decorativo ruota attorno all’altare maggiore, sovrastato dalla grande tela della “Immacolata Concezione” del 1637, opera di Pietro Novelli.

 

Museo Archeologico A. Salinas di Palermo

Il Museo Archeologico di Palermo, già Museo Nazionale dedicato oggi ad Antonino Salinas, è la più importante e antica istituzione pubblica museale dell’Isola. Formatosi nel 1814 come Museo dell’Università, dove erano confluite alcune delle principali collezioni archeologiche e storico-artistiche di Sicilia, divenne Museo Nazionale nel 1860: da quel momento vi si raccolsero altre importantissime collezioni e materiali provenienti da vari siti.

Fulcro dell’esposizione rimane la sala che ospita da oltre centocinquanta anni le famose metope dei Templi selinuntini, definito il più importante complesso scultoreo dell’arte greca d'Occidente, adesso arricchito dalla contestuale esposizione di nuovi frammenti e di una consistente selezione di terrecotte architettoniche che conservano ancora la originaria, vivace policromia; scoperte nel 1823 dagli architetti inglesi Angell e Harris, che ne avevano tentato il trasferimento nel regno Unito.

I sovrani Borbone donarono al Museo diversi reperti di grande pregio provenienti da Pompei e da Torre del Greco, mentre scavi e acquisti a cura della Commissione di Antichità e Belle Arti contribuirono ad accrescere le collezioni. Nel 1865, ad esempio, grazie all'impegno di Michele Amari, fu acquistata la collezione di antichità etrusche costituita da Pietro Bonci Casuccini con i ritrovamenti avvenuti nei suoi terreni in territorio di Chiusi (SI).

Tra le più importanti acquisizioni si ricorda quella della cosiddetta “Pietra di Palermo”, con iscrizioni geroglifiche recanti gli annali delle prime cinque dinastie egizie (3238-2990 a.C.), di importanza capitale per la ricostruzione della storia dell’antico regno d’Egitto.

Dopo l’unità d’Italia, anche i Savoia donarono al Museo diverse opere, tra cui il magnifico ariete in bronzo da Siracusa. Ma fu soprattutto l’afflusso di materiali provenienti da scavi e acquisti effettuati in gran parte della Sicilia che determinò la rilevanza e il ruolo centrale del Museo, in particolare sotto la direzione di Antonino Salinas (1873-1914), fermamente convinto che l’Istituto dovesse illustrare la storia siciliana dalla preistoria all’età contemporanea. Gli anni del dopoguerra furono fondamentali per la storia dell’Istituto che, da quel momento, divenne esclusivamente Museo Archeologico, destinando alla formazione di altre Istituzioni museali cittadine le collezioni storico artistiche ed etno-antropologiche facenti parte originariamente del proprio patrimonio.

Dal 2009 al luglio 2016 il seicentesco complesso monumentale dei padri Filippini, che ospita il Museo Salinas, è stato sottoposto a un integrale lavoro di restauro. Attualmente è possibile visitare il nuovo allestimento del piano terra – rinnovato nelle forme e nei contenuti - che ospita la parte più rilevante delle collezioni arricchita dalla recente apertura della terza corte “la nuova agorà del Salinas” dove trovano esposizione il monumentale frontone del Tempio C di Selinunte e lo straordinario complesso scultoreo delle gronde leonine del tempio di Himera.

 

Teatro Massimo di Palermo

Progettato dall’architetto Giovanni Battista Basile, il Teatro Massimo è il principale teatro lirico della città di Palermo, oltre che il terzo teatro più grande d'Europa, dopo l'Opéra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna.

Di gusto neoclassico-eclettico, sorge sulle aree di risulta della chiesa delle Stimmate e del monastero di San Giuliano che vennero demoliti alla fine dell'Ottocento per fare spazio alla grandiosa costruzione.

La simmetria compositiva attorno all'asse dell'ingresso, la ripetizione costante degli elementi, come colonne e finestre ad archi, la decorazione rigorosamente composta, definiscono una struttura spaziale semplice ed una volumetria chiara, armonica e geometrica, d'ispirazione greca e romana. I riferimenti formali di quest'edificio sono, oltre che nei teatri antichi, anche nelle costruzioni religiose e pubbliche romane quali il tempio, la basilica civile e le terme soprattutto nello sviluppo planimetrico dei volumi e nella copertura.

Sul frontone della facciata si può leggere il motto: "L'arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l'avvenire".

L'esterno del teatro, seguendo la moda dell'attualizzazione delle architetture antiche, presenta un pronao corinzio esastilo elevato su una monumentale scalinata ai lati della quale sono posti due leoni bronzei con le allegorie della Tragedia dello scultore Benedetto Civiletti e della Lirica dello scultore Maestro Mario Rutelli, figlio dello stesso Architetto Giovanni; in alto l'edificio è sovrastato da un'enorme cupola emisferica. L'ossatura della cupola è una struttura metallica reticolare che s'appoggia ad un sistema di rulli a consentirne gli spostamenti dovuti alle variazioni di temperatura.

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