TOP 10 Siti Archeologici in Sicilia

 

Valle dei Templi ad Agrigento

La Valle dei Templi di Agrigento, antica città della Magna Grecia oggi patrimonio dell'umanità

Fondata nel 582 a.c. da coloni di Gela, l’antica Akragas, prese il nome dall'omonimo fiume che la costeggia.

 

Durante i 370 anni di dominazione, Akragas fu tra le città pià potenti e splendide del mediterraneo, tanto da essere definita "la più bella città dei mortali". Fu durante il dominio di Falaride (570-555 a.C.) che la città visse uno dei periodi di massimo fulgore. Risalgono infatti a quel periodo la fortificazione muraria e le maggiori opere pubbliche. Celebre per la sua crudeltà e per il toro di bronzo, che usava per torturare i suoi nemici, Falaride viene ricordato da Dante nella Divina Commedia. Seguì poi tirannide di Terone (488- 471 a.C.) discendente dall'illustre famiglia degli Emmenidi, che portò Akragas a essere una città che contava circa 300.000 abitanti e il cui territorio arrivava fino alle coste settentrionali della Sicilia. Durante il suo momento di massimo sviluppo e divenuta una grande potenza militare, Akragas sconfisse più volte Cartagine. Dal 471 a.C. e fino al 406.a.C la città visse sotto Empedocle un periodo di grande prosperità economica e di pace con i cartaginesi. È durante questo periodo che vennero edificati numerosi templi. Verso la fine del V sec. iniziò il periodo della decadenza, segnato dalla rivalità con la città di Siracusa, che culminò nel 406 a.C. e dopo un assedio durato otto mesi, con la capitolazione della città ad opera dei Cartaginesi guidati da Annibale. Solo a seguito del trattato firmato tra i Cartaginesi e Dionigi di Siracusa, Akragas e Gela tornarono ad essere abitate, ma non poterono più essere fortificate e dovettero subire da parte di Cartagine l’imposizione dei tributi. Nel 339 a.C. grazie al corinzio Timoleonte, la città venne ricostruita. La vittoria di Timoleonte sui Cartaginesi al Crimiso, nel 339, riportò infatti le città siceliote sotto l'influenza siracusana, che diede origine a un periodo di rinascita e sviluppo. Il periodo di pace fu assai breve, poichè salito al potere di Agatocle a Siracusa nel 311 a.C. Agrigento riprese le ostilità contro Siracusa, fondando una coalizione di città greche che subì due volte la sconfitta dai Siracusani. Durante la tirannide di Finzia, dal 289 al 270 a.C. avvenne la distruzione di Gela e gli abitanti furono costretti da Finzia a spostarsi nella nuova città di Finziade, così chiamata in onore del titanno, nei pressi dell'odierna Licata. Dopo Finzia, nel 210 a.C. con la seconda guerra punica, Akragas, che era stata contesa da Cartaginesi e Romani, passò, dopo la sua definitiva caduta, sotto il controllo dell'impero romano col nome latinizzato di Agrigentum.

La Valle dei Templi è caratterizzata dai resti di ben sette templi in ordine dorico:

  • Il Tempio di Hera Lacinia, dedicato all'omonima dea greca, fu costruito nel V secolo a.C. e incendiato nel 406 dai cartaginesi. Era il tempio in cui di solito si celebravano le nozze.

  • Il Tempio della Concordia, il cui nome deriva da un'iscrizione latina ritrovata nelle vicinanze dello stesso tempio, costruito anch'esso nel V secolo. Attualmente è con ogni probabilità quello meglio conservato. Fu trasformato in tempio sacro nel VI secolo d.C.

  • Il Tempio di Eracle o Ercole, il più antico, era dedicato alla venerazione del dio Eracle (o Ercole), uno dei più rispettati dagli abitanti dell'antica Akragas. Distrutto da un terremoto, è oggi formato da appena otto colonne.

  • Il Tempio di Zeus Olimpico (Giove), edificato per onorare l'omonimo dio dopo la vittoria del 480 a.C. sui cartaginesi, è caratterizzato dalla presenza dei cosiddetti telamoni, statue di notevoli dimensioni con sembianze umane.

  • Il Tempio dei Dioscuri (o di Castore e Polluce) fu costruito per onorare i due gemelli figli di Sparta e Giove. Restano appena quattro colonne. È il simbolo della città di Agrigento.

  • Il Tempio di Vulcano, anch'esso risalente al V secolo, che si pensa essere una delle costruzione più imponenti della valle, è però uno dei templi più danneggiati dal tempo e dai fenomeni naturali.

  • Il Tempio di Esculapio, costruito lontano dalle mura delle città, era luogo di pellegrinaggio dei malati in ricerca di guarigione.

 

La valle dei Templi inoltre ospita la tomba di Terone, un monumento di tufo di notevoli dimensioni a forma di piramide, che si pensa eretto per ricordare i caduti della Seconda guerra punica, una necropoli ospitata in antiche cisterne, le tombe denominate le Grotte Fragapane, il Santuario delle divinità ctonie, i resti dell'Oratorio di Falaride, il museo archeologico.

 

Parco Archeologico della Neapolis a Siracusa

Un parco di monumenti tra i più famosi ed importanti al Mondo, il Parco Archeologico della Neapolis, situato nella parte nord-occidentale della città moderna, ed esteso circa 240.000 mq., è uno straordinario palinsesto della storia dell’antica Siracusa. Esso,  frutto di una lunga e difficile opera di salvaguardia negli anni Cinquanta, racchiude non soltanto la parte più monumentale della città, ma anche una densa serie di testimonianze di varie epoche, dall’età protostorica a quella tardoantica e bizantina: un museo a cielo aperto 

 

Si estende su  una larga fascia delle pendici meridionali dell’altopiano dell’Epipoli; il punto focale è  un’altura che prende il nome di Temenite, dal greco temenos (santuario), perché qui sorgeva, in età arcaica, un santuario extraurbano dedicato ad Apollo; ma fin dalla media età del Bronzo l’area era stata sede di insediamento umano, come testimoniano i resti di una probabile capanna sulla sommità del Temenite e soprattutto una serie di piccole tombe a grotticella artificiale che si aprono qua e là sulle pendici del colle, una delle quali ha restituito un corredo con materiali micenei.

In età arcaica, quest’area era esterna rispetto alle mura che proteggevano il nucleo più antico di quella parte della città che si estendeva sulla terraferma, Achradina, ma la posizione di dominio visivo della fascia costiera prospiciente l’ampia falcata del porto e la presenza  del santuario arcaico, la cui esistenza sembra risalire già alla fine del VII sec. a.C., ne fanno uno dei fulcri del territorio immediatamente circostante la città. Già agli inizi del V sec. a.C. è documentata l’esistenza del primo  teatro. Sotto il regno di Jerone II,  l’area subì un radicale intervento di monumentalizzazione, con il rifacimento del teatro,  la costruzione dei portici  della terrazza superiore e soprattutto la realizzazione  della grandiosa Ara di Jerone. In età augustea, quando la città, a sera di Jerone II  furono  costruiti l’anfiteatro, e, a sud di esso, un arco onorario di cui restano parte dei piloni.

Nel settore nord-orientale del Parco, sono inglobate alcune delle più scenografiche latomie (cave di pietra) della città antica (Paradiso, Intagliatella e S. Venera) che rappresentano una delle caratteristiche più originali ed emozionanti di Siracusa antica, e, infine, un ampio e suggestivo lembo di necropoli (la necropoli dei Grotticelli) fitta di sepolcri di varia tipologia, che si scaglionano fra l’età arcaica e quella tardo-romana, fra cui alcuni colombari di età romana.

 

Selinunte, la città greca dei cinque templi

 

Selinunte fu fondata verso la metà del VII secolo a.C. da alcuni coloni greci provenienti dalla vicina Megara Iblea . Il sito scelto stava sulla costa del Mar Mediterraneo, tra le due valli fluviali del Belice e del Modione
 

La città ebbe una vita breve (circa 200 anni). In questo periodo la sua popolazione crebbe fino a raggiungere le 25.000 unità. Il nome deriva dal sedano selvatico (σ?λινον in greco) che i coloni vi trovarono in abbondanza. Una pianta di sedano era raffigurata anche sulle monete coniate più tardi a Selinunte. Essa fu l'avamposto occidentale della cultura greca in Sicilia. Si alleò con Cartagine, soprattutto per assicurarsi protezione contro la vicina città di Segesta. Ma dopo la disastrosa spedizione in Sicilia degli Ateniesi (415-413 a.C.) cambiarono gli equilibri: Segesta, prima alleata di Atene, riuscì ad assicurarsi l'alleanza con i cartaginesi. I selinuntini non avevano colto i segni del cambiamento ed invasero i territori segestani, che credevano ormai privi di protezione. Invece la reazione di Cartagine fu drastica: la città venne assediata per nove giorni da un esercito di 100.000 cartaginesi e distrutta completamente. Su 25.000 abitanti 16.000 morirono e 5.000 furono fatti prigionieri. Selinunte fu successivamente ricostruita da coloni greci e punici. Nel 250 a.C. dopo aver vinto la prima guerra punica, distrusse una seconda volta la città, che non si sarebbe più ripresa.
I ruderi della città si trovano sul territorio del comune di Castelvetrano, nella parte meridionale della provincia di Trapani. Tutto il terreno interessato forma oggi un parco archeologico della dimensione di ca. 40 ettari.


Il parco archeologico di Selinunte è oggi considerato il più ampio ed imponente d’Europa: si estende per 1740 km quadrati e comprende numerosi templi, santuari e altari. Le sculture trovate negli scavi di Selinunte si trovano soprattutto nel Museo Nazionale Archeologico di Palermo. Fa eccezione l'opera più famosa, l'Efebo di Selinunte, che è oggi esposto al Museo Comunale di Castelvetrano. I resti di Selinunte sono divisibili in tre aree principali, l'Acropoli che era destinata alle divinità e una parte, durante il periodo greco-punico a zona abitata, la collina orientale dove ci sono i templi E (Hera), F e G, e il santuario della Malophoros, È il santuario di Demetra Malophoros, il cui culto, assieme a quello della figlia Persefone, era molto diffuso in Sicilia.

Parco Archeologico di Selinunte

 

Villa Romana del Casale a Piazza Armerina

PIazza Armerina, i meravigliosi mosaici della villa Romana del Casale.

 

La città di Piazza Armerina è situata su un altura dei Monti Erei meridionali a 700 metri di altezza sul livello del mare, a poca distanza dal capoluogo di Enna nel cuore della Sicilia più aspra e selvaggia. La cittadina è circondata dalle foreste del Parco della Ronza e da latri boschi. La sua costruzione si deve ai normanni e precisamente a Ruggero II. 

 

Piazza Armerina, dichiarato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, è resa famosa dalla presenza della Villa romana del Casale, costruita nel IV secolo conserva uno dei più alti esempi di mosaici romani realizzati da maestranze africane. 

 

La sua costruzione è dovuta la fatto che i ceti più abbienti dei romani, di rango equestre e senatorio cominciarono ad abbandonare la vita urbana ritirandosi nei propri possedimenti in campagna, a causa della crescente pressione fiscale e delle spese che erano obbligati a sostenere per il mantenimento degli apparati pubblici cittadini. In tal modo inoltre i proprietari si occupavano personalmente delle proprie terre, coltivate non più da schiavi, ma da coloni. Considerevoli somme di denaro furono spese per ingrandire, abbellire e rendere più comode le residenze extraurbane, o ville. Tra queste si può citare oltre alla villa del Casale anche la Villa del Tellaro vicino Noto. La Villa del Casale è composta da un ingresso monumentale a 3 archi cui si accedeva al complesso termale con sala ottagonale o al complesso residenziale composto dal Vestibolo, peristilio quadrangolare, peristilio ovoidale, corridoio della "Grande Caccia", ambienti di servizio e appartamenti padronali del lato settentrionale, orientale e meridionale.

 

Area Archeologica di Segesta

Segesta, la città degli Elimi esuli di Troia

 

La data della fondazione non è conosciuta, ma da documenti risulta che la città era abitata nel IV secolo a.C. Lo storico greco Tucidide narra che i profughi troiani, attraversando il Mar Mediterraneo, giunsero fino in Sicilia, e fondarono Segesta ed Erice. Questi profughi presero il nome di Elimi. Secondo il mito, Segesta sarebbe stata fondata da Aceste (che ne fu il primo re), figlio della nobile troiana Egesta e del dio fluviale Crimiso. Fin dalla loro fondazione Segesta e Selinunte, furono in guerra fra loro per motivi di confine. Il primo scontro avvenne nel 580 a.C. e Segesta ne uscì vittoriosa. Nel 415 a.C. Segesta chiese aiuto ad Atene perché intervenisse contro l'intraprendenza Selinuntina supportata da Siracusa. Gli ateniesi presero come pretesto la richiesta di Segesta e decisero una grande spedizione in Sicilia, assediarono Siracusa ma ne risultarono disastrosamente sconfitti. Gli scontri si conclusero nel 409 a.C., quando Selinunte fu assediata e distrutta dai cartaginesi, invocati anche questa volta dai Segestani. Nel 307 a.C. molti Segestani furono terribilmente uccisi o venduti come schiavi dal tiranno siracusano Agàtocle per non aver a lui fornito i richiesti aiuti economici. Agatocle, dopo la feroce repressione, cambiò il nome della città in Diceopoli (città giusta). Nel 276 a.C. la città si consegnò alla potente armata di Pirro, ritornando sotto l'influenza punica alla dipartita dell'epirota.Nella prima guerra punica, nel 260 a.C. si alleò ai Romani che ne ebbero grande rispetto perché , secondo la tradizione, avevano origini comuni (discendendo entrambi dai fuggiaschi di Troia). I romani la difesero dal tentativo di riconquista cartaginese. Le fu, quindi, garantito lo stato di città libera, con esenzione dalle imposizioni di tributi, al contrario delle altre città siciliane (civitas libera ac immunis). Fu nel 104 a.C. che da Segesta iniziarono le rivolte degli schiavi in Sicilia, le cosiddette guerre servili, guidate da Atenione. Queste rivolte furono soffocate nel sangue dai Romani nel 99 a.C. Segesta fu distrutta dai Vandali nel V secolo, e mai più ricostruita nelle dimensioni del periodo precedente.
Ciò nonostante, vi rimase un piccolo insediamento e, dopo la cacciata degli Arabi, i Normanni vi costruirono un castello. Questo, ampliato in epoca sveva, fu il centro di un borgo medievale. Se ne perse poi quasi il nome fino al 1574, quando lo storico domenicano Tommaso Fazello, artefice dell'identificazione di diverse città antiche della Sicilia, ne localizzò il sito.
Nel sito archeologico c'è un tempio la cui particolarità è la costruzione di perfette fattezze doriche in una città elima. L'ipotesi prevalente è che non sia mai stato terminato, non presentando resti né della cella né della copertura né delle scanalatura delle colonne: il suo completamento sarebbe stato impedito dalle guerre. Alternativamente si è pensato ad un utilizzo della struttura per riti indigeni o che la cella e la copertura fossero stati costruiti in legno. Recentemente sono state trovate tracce della cella, interrate all'interno del tempio, insieme a tracce di costruzioni precedenti (il che farebbe pensare che il tempio fosse stato costruito su un luogo sacro ancora più antico). Si tratta di un tempio periptero esastilo (ossia con sei colonne sul lato più corto, non scanalate). Sul lato lungo presenta invece quattordici colonne (in totale 36 quindi). Il tempio è stato costruito durante l'ultimo trentennio del V secolo a.C., sulla cima di una collina a ovest della città, fuori dalle sue mura. Per la sua fattura e per il suo attuale stato di conservazione, può considerarsi uno fra i templi più belli dell'antichità. Il teatro, che può datarsi intorno alla metà del III secolo a.C., è posto sulla collina opposta a quella del tempio, a circa 440 metri di altezza. Sette cunei dividono i posti degli spettatori. Le separazioni sono fatte in travertino. La divisione orizzontale del teatro permetteva lo spostamento degli spettatori da una sezione all'altra del teatro. La zona superiore è semidistrutta, e assai poco rimane anche della scena, che secondo gli studiosi sarebbe stata decorata da colonne e pilastri. Il teatro poteva ospitare oltre 3000 persone.

 

Isola Fenicia di San Pantaleo - Mozia

Mozia, la città fenicia sull'isola di San Pantaleo

L'isola di San Pantaleo (Mozia) è un’isola di circa 45 ettari, la più grande di un piccolo arcipelago di fronte alla Riserva naturale dello Stagnone di Trapani e Marsala di cui fa parte. Mozia (Mothya) diventò circa nel XII secolo a. C. un avamposto commerciale per i mercanti e navigatori fenici, un punto di approdo ed una base commerciale simile alla città fenicia di Tiro. Nel 397 a.C. fu distrutta da Dionisio di Siracusa, l’anno successivo fu ripresa dai Cartaginesi ma perse molto di importanza e sotto il dominio romano fu quasi completamente abbandonata ad eccezione di frequentazioni singole testimoniate dai resti di qualche villa di epoca ellenistica o romana. Nel XVII e XVIII secolo fu oggetto di ricerche archeologiche che nel 1883 portarono alla sua identificazione. Agli inizi del Novecento fu interamente acquistata da Joseph Whitaker, archeologo ed erede di una famiglia inglese che si era stabilita in Sicilia ed aveva fatto fortuna grazie al commercio del vino Marsala. I suoi studi e scavi archeologici portarono alla luce il Santuario fenicio-punico del Capidazzu, parte della necropoli arcaica, la Casa dei Mosaici e le fortificazioni della Porta Nord e Porta Sud. Egli inoltre fece costruire anche un museo.

Il Santuario del Capidazzu (dal siciliano “Cappello largo”) era una zona inizialmente utilizzata per i sacrifici di animali e successivamente ricostruita con l’edificazione di un edificio sacro.

La Necropoli arcaica si trova nella costa settentrionale dell’isola, si tratta di una vasta zona rocciosa con piccole fosse scavate che contenevano il cinenario (recipiente dove venivano posti il resti del defunto).

Il Tofet di Mozia, circa 60 metri di lunghezza, era un Santuario dove si conservavano le urne dei defunti a partire dal VII scolo a. C. successivamente fu utilizzato anche per il deposito di terrecotte votive.

L’abitato si trovava nella parte centrale dell’isola, si trattava di una città vera e propria, con un reticolo viario ortogonale, cui sono stati portati alla luce alcuni tratti. Il reperto più importante è la Casa dei Mosaici , era un complesso edilizio costruito su due livelli con una grande corte rettangolare a peristilio, il cui pavimento era decorato con alcuni mosaici a ciottoli neri, bianchi e grigi di cui oggi è visibile un breve tratto.

La Casermetta era un edificio addossato all’esterno di una grande torre delle mura, di cui si conserva sulla costa meridionale, tra la Casa dei mosaici e la Porta Sud. L'edificio è suddiviso in due parti poste ai lati di un corridoio scoperto, in fondo al quale una scala conduce al piano superiore sopra le mura difensive, dove si trovano i resti del pavimento di un ambiente scoperto, in cocciopesto con canaletta di scolo per l'acqua piovana.

Il Kothon era un bacino portuale interno presso la Porta Sud, sfruttato probabilmente per operazioni di carico e scarico delle merci, esso era collegato al mare tramite un canale che si restringeva verso sud. Una parte del Kothon era utilizzata anche per la riparazioni delle navi.

Il Museo Whitaker è diviso in 2 sezioni, la sezione antica raccolta dal Whitaker, la sezione moderna è impostata ed organizzata su criteri più scientifici.
La parte di museo più antica raccoglie l'interessantissimo materiale archeologico della donazione Whitaker, proveniente dalla necropoli del capo Lilibeo, Mozia e di Birgi. Iscrizioni, frammenti, terrecotte, vasi e ceramiche, un blocco scultoreo raffigurante due leoni che addentano il toro ed il “Giovinetto di Mozia” una statua dell’Apollo Patroo di marmo bianco risalente alla seconda metà del V secolo a. C.

L'accesso all'isola è consentito solo a due imbarcaderi privati, che oltre a collegare la stessa Mozia alla terraferma permettono di visitare anche le altre isole dello Stagnone.

 

L'isola appartiene alla Fondazione Whitaker, e benché sia aperta al pubblico e visitabile durante gli orari di apertura, è in vigore il divieto di sbarco non autorizzato.

 

Teatro Greco-Romano di Taormina

Il monumento antico più importante e meglio conservato di Taormina è il teatro. Fu realizzato in un punto panoramico meraviglioso, da cui si ammirano la mole dell'Etna e il Mar Jonio. Su alcuni gradini è inciso il nome di Filistide, la moglie di Ierone II, il tiranno di Siracusa che molto probabilmente nel III secolo a.C. fece costruire il teatro taorminese.


L'edificio fu ricostruito in età romana e più precisamente nel II secolo d.C.

Tuttavia la sua conformazione architettonica è tipicamente romana. Originariamente c’era solo una piccola costruzione centrale, poi fu ampliato nella prima metà del II secolo d.C. fino a raggiungere i 109 metri di diametro, con un'orchestra dal diametro di 35 metri.

Ci vollero ben 100000 m cubici di roccia, asportati manualmente, per costruirlo. Ha vissuto periodi di splendore e abbandono: rimase inutilizzato dopo la caduta dell’impero romano e valorizzato nuovamente solo dopo il suo completo restauro nel 1955.

Ospitò presumibilmente numerosi spettacoli di lotta tra gladiatori e belve feroci (venationes): le gradinate inferiori oggi visibili venivano sostituite con un corridoio scenico, che serviva sia per l’ingresso dei combattenti sia come supporto per installare le protezioni per proteggere gli spettatori. 

Veniva utilizzato al tempo anche come teatro nel senso moderno, cioè luogo dove rappresentare tragedie o commedie (famose quelle di Eschilo, Sofocle ed Euripide): in queste occasioni veniva probabilmente abbellito con correttivi architettonici, colonne, statue e coperture. 

Il Teatro Antico di Taormina rappresenta una perla sia per la storia che per l’architettura. Meraviglia di estetica ed armonia musicale, è uno dei teatri meglio conservati al mondo. 

 

Area Archeologica e Teatro Antico di Tindari

Tindari, la zona archeologica con il Teatro Greco. La città di Tindari venne fondata nel 396 a. C. da Dionisio di Siracusa, il suo nome Tyndaris le fu dato in onore di Tindaro, re di Sparta. Distrutta da una frana e due terremoti è stata riportata alla luce attraverso degli scavi cominciati nel 1838 e successivamente ripresi tra il 1960 e il 1998. Durante questi scavi sono stati rinvenuti dei mosaici romani, sculture e ceramiche esposte nel museo locale. Attualmente sono visibili i resti delle antiche mura cittadine di origine greco-romana, lo splendido Teatro ed il Santuario della Madonna Nera.


Le antiche mura cittadine, rimaneggiate in epoca tardo imperiale e bizantina si sviluppano originariamente per circa 3 chilometri su due file parallele separate da uno spazio cui si innalzavano delle torri quadrate che portavano alla sommità dei muri (un tratto di queste scale è ancora visibile). La porta principale, sul lato sud-occidentale, era fiancheggiata da due torri e protetta da un'antiporta a tenaglia di forma semicircolare, con l'area interna lastricata con ciottoli. Altri piccoli passaggi si aprivano a fianco delle torri della porta maggiore e venivano utilizzate per le sortite dei difensori.


Il teatro greco è stato successivamente rimaneggiato in epoca romana, sorge su un promontorio da cui si gode una magnifica vista sul mar tirreno, sulle isole Eolie e sui laghetti di Marinello. 

 

Area Archeologica di Solunto

Solunto, la città nella roccia, fondata dai Cartaginesi

Solunto è un'antica città vicino Palermo fondata nel IV secolo a. C. dai Cartaginesi che ne mantennero il controllo per più di un secolo, durante il quale la città divenne un grosso centro di traffico marittimo, rivaleggiando con Palermo e Mozia. Successivamente cadde in mano di Dionigi il Vecchio, tiranno di Siracusa e probabilmente in quel periodo fu distrutta, successivamente venne ricostruita ed fu occupata da un gruppo di mercenari greci, mentre durante la prima guerra punica passò in mano ai Romani, queste due informazioni sono avallate dalla presenza di iscrizioni in greco e di una dedica in latino fatta alla moglie dell'imperatore di Roma Caracalla.


Gli scavi realizzati nell'Ottocento avevano già liberato una parte della città, ma essi sono stati ripresi nel 1952, e portati avanti negli anni successivi. È così tornato alla luce un settore notevole del tessuto urbano, che permette di ricostruire la struttura riorganizzata integralmente intorno alla metà del IV secolo a.C. La città occupa il pianoro del monte Catalfano con una superficie che doveva essere originariamente di circa 18 ettari.
Situato all'ingresso degli scavi, nell'antiquario vi sono esposti, in alcune vetrine, materiali provenienti dalle due case: due arette-thymiateria (incensieri), ceramica dal IV secolo a.C. all'età romana; frammenti d'intonaci dipinti. Inoltre, tre stele di tipo punico ed un piccolo rilievo votivo con un cavaliere; una serie di capitelli ellenistici e romani; alcune statuette tardo-ellenistiche e romane; monete di Solunto e di altri centri della Sicilia. Dopo avere attraversato un quartiere periferico di scarso interesse si arriva al settore con le case più lussuose e botteghe di cui si ammirano i ruderi, alcuni frammenti di mosaici.

I resti più importanti sono:
Il Ginnasio, subito dopo la via trasversale, nell'isolato successivo, è il cosiddetto Ginnasio, scavato verso la metà dell'Ottocento e restaurato verso la metà dell'800, che rialzò le colonne del peristilio con aggiunte arbitrarie. Nella casa si notano ancora resti di ricchi pavimenti a mosaico, e di pitture di IV stile, appartenenti ad un restauro della seconda metà del I secolo d.C.


La Casa di Leda è un'altra dimora piuttosto ben conservata che, dal soggetto di uno dei suoi dipinti, ha preso il nome di Casa di Leda, scavata nel 1963. Gli ambienti sono riccamente decorati con mosaici e pitture. Nel peristilio sono i resti di un mosaico con motivi ad onde in bianco e nero. In un'ampia sala che s’affaccia ad ovest del peristilio (forse il triclinio) sono conservate pitture di IV stile, del tardo I secolo d.C., che sostituiscono quelle originarie, di I stile, delle quali restano tracce. La decorazione di questa ricca dimora era completata da alcune sculture: tre piccole statue femminili panneggiate, due delle quali marmoree ed una in calcare, con mani e piedi di marmo (esposte nell'antiquario).


Il Santuario si ritrova ritornando sulla via dell'Agorà, all'altezza del successivo incrocio con una strada trasversale (denominata "via Salinas"), ha inizio la principale zona pubblica della città. Qui la strada è interrotta da una soglia, che impediva l'accesso dei carri nell'agorà. Subito sulla sinistra è un importante complesso, identificabile con un santuario. Quello di sinistra è caratterizzato da un altare con tre stele, tipico del culto fenicio-punico. Un piano, inclinato dalla piattaforma dell'altare ad una vaschetta, probabilmente serviva a raccogliere il sangue delle vittime. L'ambiente centrale, caratterizzato da una banchina a due gradini estesa ai quattro lati, era certamente destinato a cerimonie di culto. Nulla si può dire del terzo ambiente, molto rovinato. Tutto il complesso presenta numerosi rifacimenti fino ad età imperiale.

Da Solunto si gode una magnifica vista sul mare Tirreno, sul promontorio di Capo Zafferano ed il porto di pescatori di Porticello.

 

Area Archeologica di Morgantina e Aidone

Morgantina, il cuore della Sicilia più ancestrale

Su un'altura dei Monti Erei nell'XI secolo su un agglomerato Saraceno sorge Aidone. Denominato 'Balcone di Sicilia' per la sua posizione molto elevata ad Aidone si respira un'aria fresca e pura e si può godere di incantevoli panorami che si aprono in ogni direzione: dall'Etna ai Nebrodi, dalla Piana di Catania al Mar Ionio, fino a Siracusa. 

 

Vicino Aidone c'è l'importante sito archeologico di Morgantina. 

 

Della città ellenistica sono stati ritrovati notevoli resti: diversi edifici pubblici, per lo più articolati intorno alla piazza dell'Agorà (Ginnasio), il Pritaneo (in cui si custodiva il fuoco sacro e si facevano i sacrifici comuni), l'Ekklesiasterion (utilizzato per assemblee pubbliche), il duplice "Santuario dell'Agorà", il granaio pubblico, la "Grande Fornace", il Teatro, il Macello romano e importanti abitazioni private, riccamente ornate con pavimenti a mosaico e pareti affrescate.

 

I numerosi reperti provenienti dagli scavi sono conservati nel Museo di Aidone, che espone anche i famosi argenti ellenistici del III sec. a.C. restituiti alla Sicilia dopo essere stati esposti per diversi anni al Metropolitan Museum of Art di New York. 

 

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